Lunedì 24 Aprile 2017

Viaggio a sinistra / 8. Parla Eleonora Proni, segretaria provinciale del Partito Democratico

Venerdì 21 Aprile 2017
Eleonora Proni

Che Matteo Renzi sia diventato ormai il dominus incontrastato del PD, anche a livello locale, lo dimostra l'andamento dei congressi di circolo, dove egli ha ottenuto spesso percentuali bulgare. E lo dimostra la scelta di sostenerlo di una signora gentile e schiva come Eleonora Proni - che guida il PD provinciale dal settembre scorso -, una donna molto distante dallo stile renziano e dall'idea dell'uomo solo al comando, proveniente da un'area di sinistra storica.

 

Che anche lei si sia convertita al renzismo, sostenga Matteo Renzi segretario e lo ritenga l'uomo giusto al posto giusto per i prossimi 5 anni, dimostra quanto sia cambiato il Partito Democratico, anche a Ravenna. Il feudo che fu di D'Alema prima e di Bersani poi e che nell'ultimo congresso si era speso in buona parte per Cuperlo, ora è tutto zucchero e miele per Renzi. A Orlando resta una discreta testimonianza e nulla più. Emiliano non pervenuto. E pazienza se la piega che Renzi farà prendere al partito, rischia di portare il PD a un progressivo isolamento a sinistra, come le nostre precedenti interviste hanno mostrato. 

 

 

L'INTERVISTA

La provincia di Ravenna, politicamente, era una realtà di ferro dalemiana e bersaniana. Nel giro di pochi anni abbiamo assistito a una vera e propria mutazione del PD in chiave renziana. L'on. Maestri, in una recente intervista, vi ha accusato di gattopardismo. Lei cosa ne pensa?

“Le confesso che sono un po' allergica alle polemiche e penso che ciascuno dovrebbe, in coscienza, guardare alla propria coerenza. In secondo luogo poi, penso che se si guarda al posizionamento del gruppo dirigente ravennate in rapporto alla scelta del segretario nazionale si scopre che ciascuno ha scelto con la propria testa e in base alla propria valutazione politica. A me pare un elemento di pluralismo e di dinamismo salutare. Chi ha in mente il PD come un monolite, sia esso renziano o altro, sbaglia radicalmente l'analisi. Il nostro è da tempo e definitivamente un partito plurale in cui la gente ragiona, discute e decide. Non c'è un'altra forza politica che abbia il nostro tasso di partecipazione e di democrazia interna. Questa è la nostra diversità e ne siamo orgogliosi.”

 

Anche lei questa volta ha sostenuto Renzi. Perché?

“Non sempre mi piace lo stile di Renzi e su alcune decisioni del passato sono stata in disaccordo con lui. La scelta che siamo chiamati a fare oggi non è solo sulla persona ma anche sul posizionamento politico. Ritengo che il modo con cui Renzi ha affrontato la fase congressuale e le scelte strategiche che ha individuato siano le più convincenti e quelle di cui il Paese ha bisogno. Guardando ai prossimi cinque anni mi pare che Renzi esprima una traduzione programmatica dei valori del centrosinistra nei quali mi riconosco. Può interpretare uno stile di leadership nuovo, raccogliendo il consenso necessario per sconfiggere i populismi e le destre.”

 

Siete il Partito più importante del centro sinistra e senza di voi è impensabile un governo di centro sinistra. Ma tutte le forze alla vostra sinistra vi criticano e c'è un crescente disamore per le vostre posizioni, come ad esempio in materia di riforma del lavoro e della scuola o su certi temi ambientali. Molti ex-compagni di strada hanno fatto scelte di rottura e di non collaborazione con le amministrazioni PD. Cosa ne pensa? È preoccupata di questo vostro progressivo isolamento?

“Purtroppo c'è una tragica conseguenza della bocciatura del referendum costituzionale ed è la fisiologica spinta che un sistema elettorale proporzionale dà alla conflittualità tra formazioni politiche affini o vicine, che cercano di conquistare consenso in un elettorato "contendibile". Noi però non vogliamo farci trascinare su questo terreno della critica gratuita. La posta in gioco è il destino del Paese e dell'Europa e bisogna pensare in grande e al futuro. Il PD è un partito che considera irrinunciabile il valore della responsabilità e non fa proposte che non si possano tradurre in scelte di governo. Abbiamo nel nostro DNA i valori della sinistra ma anche il senso profondo della necessità che quei valori si traducano in scelte praticabili. Forse ci sta costando qualche critica e un'incrinatura nell'entusiasmo di qualcuno, ma è un tratto di serietà e di concretezza che credo aumenti il nostro grado di affidabilità e la fiducia nella nostra capacità di farci carico della soluzione dei problemi.”

 

Perché, secondo lei, in molti pensano al PD come a una forza integrata nel sistema, di gestione dell'esistente, e non più come a una forza progressista e di cambiamento? Secondo lei c'è un problema d’identità all'interno del suo partito e di percezione all’esterno?

“Dire che noi siamo un partito di governo significa dire che ci interessa più cambiare la realtà facendoci carico di tutta la complessità di questa società e di questo tempo e puntando a miglioramenti, anche parziali, piuttosto che enunciare soluzioni miracolistiche o limitarsi alla critica. Dal modo con cui ci si è rapportati con l'Europa, pretendendo margini per politiche espansive, alle unioni civili fino alla gestione dell'emergenza migranti noi siamo un partito con solidi valori di sinistra capace di tradurli in pratica. La cosa più temibile di tutti i movimenti populisti con i quali noi e l'Europa ci stiamo confrontando è lo stile di semplificazione, di banalizzazione della realtà e dei problemi. Le cose sono complesse, la realtà è difficile e dare risposte semplicistiche non aiuta a risolvere i problemi ma al contrario li aggrava.”

 

Quali sono le sue prime impressioni dopo la nascita del neonato movimento Art. Uno MDP? Pensa che sarà complicato dialogare con gli ex compagni di partito usciti dal PD?

“Spero di no. In realtà alcune persone che hanno aderito al nuovo movimento sono già ora nei Consigli comunali e anche nelle attuali Giunte. Credo che sia stato un errore clamoroso uscire dal PD ma, come abbiamo sempre fatto fino a ieri all'interno del partito e all'esterno con chi condivideva le medesime ispirazioni, continueremo testardamente a dialogare, confrontarci, discutere, ricercare insieme soluzioni ai problemi. Detto questo, però, non credo che nessuno possa dire seriamente che dentro il nostro partito, specie a livello locale, vi sia mai stato un qualche limite o ostacolo al confronto, anche quando le posizioni erano articolate.”

 

Quali sono le sue impressioni nei confronti di Giuliano Pisapia e del movimento Campo Progressista? È il vostro interlocutore principale?

“Giuliano Pisapia è stato un ottimo ministro di un governo di coalizione, un ottimo sindaco di una coalizione di centrosinistra. È portatore di una storia e di una spinta che va nella direzione che auspichiamo. Tanto più che a livello locale vi sono già esperienze positive che hanno la stessa ispirazione.”

 

Siete ancora convinti che il partito della nazione, autosufficiente e a vocazione maggioritaria, delineato da Renzi, sia la scelta giusta, oppure forse non è più così, perché avete bisogno di alleanze?

“A essere onesti la "vocazione maggioritaria" è un'espressione di Veltroni ed esprime solo la tensione ad unire anziché a pensare una rappresentanza frammentata. Più riusciamo a tenere unito chi si riconosce in una prospettiva di centrosinistra più riusciremo a far crescere il paese in democrazia e sviluppo. Le sfide che abbiamo davanti sono tali da far tremare le vene ai polsi. Chi pensa a quali sono i problemi di oggi, dall'economia alla politica esterna, dalla sicurezza alla competizione internazionale, si pone problemi diversi da quelli del posizionamento, delle microdecisioni o dei destini dei vari leader politici. Davvero occorrerebbe un di più di senso di responsabilità e di visione del futuro.”

 

Soddisfatta dell’andamento dei congressi di circolo? E qual è lo stato dell’arte degli iscritti al PD in provincia di Ravenna?

“I dati della partecipazione alle assemblee dei circoli e quelli del tesseramento sono positivi e testimoniano che la volontà di molti è quella di rimanere nel nostro partito e di impegnarsi nella nostra comunità.”

 

Come stanno andando le primarie e quale sarà il loro esito secondo lei? Quale affluenza prevede ai gazebo a Ravenna?

“È difficile fare previsioni e soprattutto raffronti con le primarie precedenti. In questo poco tempo sono cambiate molte cose. Detto questo, noi lavoriamo con entusiasmo per favorire una grande partecipazione anche nella nostra provincia, consapevoli dell'importante occasione di democrazia per individuare il nostro segretario nazionale ma anche per rimotivare le persone per le impegnative sfide che abbiamo davanti."

 

A cura di I. G. e P. G. C. 

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