Mercoledì 26 Giugno 2019

Arte. Da Ravenna a Dubai: il viaggio di Roberta Barlati e le sue ceramiche che raccontano le donne

Sabato 19 Maggio 2018 - Faenza
La ceramista, Roberta Barlati

Eteree e materiche figure di donne, senza volto ma dal cuore grande, tutte protese verso l’alto, in uno slancio di verticalità, che è essenza della leggerezza. Quella che le donne conquistano con gli anni, nonostante difficoltà e dolori, o forse grazie a questi. Sono le “Ladies” di Roberta Barlati, ceramista ravennate che lavora tra Ravenna e Dubai, dove è molto apprezzata e collabora ed espone in alcune delle gallerie d’arte più note della metropoli mediorientale.

Con una delle sue “signore”, che la ceramista ha intitolato “Sii bella e stai zitta”, Roberta parteciperà nei prossimi giorni alla mostra “Alice e le Altre”, organizzata alla Reggia di Caserta il 19 e 20 maggio dall’Associazione di ceramiste e artiste Pandora, in occasione di Buongiorno Ceramica 2018.



Incontro Roberta in un pomeriggio di mezzo sole nel suo studio ravennate, grande come un fazzoletto e accogliente come un abbraccio: sulle mensole alle pareti ci sono tutte le sue ultime creazioni, ancora in lavorazione. Non solo Ladies, ma anche vasi, un pezzo classico per una ceramista, che Roberta sta però reinterpretando alla luce degli studi che negli ultimi anni ha condotto sulla paperclay, proprio a Dubai, dove sono nate anche le Ladies.

Qui mi faccio raccontare un po' di lei e del suo lavoro di artista, riconosciuto forse più all’estero che nella città in cui è nata. “Un po' è vero – ci scherza su Roberta -, a Dubai sono riuscita a ritagliarmi un bello spazio con il mio lavoro, sia come artista che come insegnante. Là ho trovato un’apertura che qui in Italia mi è risultato più difficile sperimentare, forse anche perché sono una ceramista nella città del mosaico e quando mi sposto a Faenza, resto pur sempre una ceramista ravennate...(ride, n.d.r.)”.

Ma partiamo proprio dalle Ladies. Perchè le donne e perché queste donne, raccontate in questa forma?

Le Ladies sono nate a Dubai, dalla mia esigenza di donna occidentale trapiantata in un Paese musulmano, interessata alle tematiche di genere e alle lotte per la parità di diritti tra i sessi, di esprimere le mie riflessioni sulla figura femminile. Là come qua. Perchè se è vero che negli Emirati Arabi le donne vivono una realtà molto dura, fatta di sottomissione al maschile da tanti, tantissimi punti di vista, non è certo che in occidente sia tutto rose e fiori. Lo testimoniano le quasi quotidiane notizie di cronaca che parlano di abusi, violenze, femminicidi. Ma là è indubbiamente molto più dura, le donne che scelgono di lottare per i propri diritti hanno molta più strada da fare e molti meno appoggi, sia culturali che legislativi. Mi sento di dire che in quel Paese le donne non possono essere considerate persone libere. Ho scelto di utilizzare uno strumento che mi è proprio, come la ceramica, per dire quello che mi sta a cuore.



E a proposito di cuore. Le tue Ladies, almeno le ultime, al posto del volto hanno un cuore in filo di rame, con i capelli dritti in testa! Quelle precedenti, a cui rappresentavi il viso, avevano comunque cuori disegnati sul corpo, bocche a forma di cuore, un grande cuore che batteva dentro, sotto la ceramica traforata. Cosa significa questa simbologia?

Le Ladies parlano di femminile, del grande cuore delle donne inteso come grande capacità di dare, che può essere un’arma a doppio taglio. Però quello che dico è: non bisogna smettere di ascoltarlo questo cuore, perché il rischio è quello di indurirsi. Alcune Ladies poi, hanno i capelli dritti in testa, proprio a simboleggiare la fatica a trovare questo equilibrio tra ascolto dei sentimenti e delle emozioni e capacità di non mettersi a rischio, pur senza indurire il proprio cuore. Volevo un po' anche scherzarci sopra.

Parlando di Dubai: come sei finita in un posto tanto lontano, non solo geograficamente ma anche culturalmente, dall’Italia?

Mi sono trasferita a Dubai nel 2013, per esigenze lavorative di mio marito. Ci siamo trasferiti con tutta la famiglia, io, lui e mio figlio Jacopo, che all’epoca non aveva  neanche 20 anni e aveva appena finito il liceo. Non è stata una scelta fatta a cuor leggero, rappresentava davvero una svolta significativa per la mia vita, lasciare tutto il conosciuto, le radici, la lingua, la cultura. Insomma, un salto nell’ignoto. Ma in quel periodo ero anche un po' in crisi con il mio lavoro, con la ceramica, ero molto affaticata e appesantita dal modo in cui l’affrontavo qui, lavorando l’argilla nella tecnica classica della maiolica, che è un lavoro fisicamente molto pesante.

Così mi sono data mentalmente un anno, per approfondire la lingua e vedere se riuscivo a ritagliarmi uno spazio nuovo per il mio lavoro artistico. Siamo tornati a Ravenna l’anno scorso, nel 2017, dopo quasi 4 anni, e devo dire che sarei rimasta ancora.

Che orizzonti si sono aperti a Dubai?

I primi tempi li ho dedicati a consolidare l’inglese, cercare casa, uno spazio dove sentirci a nostro agio pur così lontani dal nostro mondo. Poi ho cominciato a dipingere, per dare sfogo alla mia vena artistica. Caso ha voluto che poi, di lì a poco, di fronte ad Alserkal Avenue, in una ex zona industriale riconvertita dall’influente famiglia Alserkal stessa, proprietaria dell’intera area, abbia aperto uno laboratorio solo di ceramica, Yadawei. Il proprietario della struttura è un libanese, che ha dato vita ad uno spazio stupendo come non ne ho mai visti qua in Italia, all’interno di quello che può a ragione essere definito il cuore pulsante della vita culturale e artistica di Dubai.

Io sono capitata lì e ci ho messo la mia esperienza, ho iniziato a insegnare la maiolica, la decorazione. Una sorta di residenza d’artista. Lì sono nate le Ladies e ho approfondito tecniche nuove: io prima lavoravo con la maiolica, argilla e smalti della tradizione italiana, con temperature di un certo tipo e là tutto questo non si usa. In questo luogo sono confluite ceramiste e artiste da tutto il mondo ed è stato bello anche per lo scambio culturale, artistico, di esperienze e mentalità.

Poi sono subentrati alcuni dissidi con il proprietario e mi son guardata attorno, cominciando a collaborare con un’altra scuola, il primo centro d’arte che ha aperto a Dubai. Lì è stato ancora più bello perché c’era un clima più libero e paritario. Si tenevano corsi di tante discipline artistiche, gioielleria, stampa, arte, pittura...è stato molto arricchente lo scambio con gli altri insegnanti.

Nel 2017 siamo ripartiti per l’Italia e, come dicevo prima, a quel punto sarebbe stato bello restare anche di più, perché poi in questi 3 anni e mezzo sono nate relazioni, lavori, tante cose. Per fortuna è rimasto il rapporto con la Fondazione Alserkal. Raggruppa artisti che lavorano localmente e le mie sculture sono piaciute, tanto che sono ancora esposte nella sede dell’Alserkal Cultural Foundation, dove si trovano anche altre gallerie d’arte, un negozio di artigianato, una biblioteca e vari servizi, in quella che è l’area più autentica e storica di Dubai, vicino al Museo, meta del turismo meno di massa. Così torno a Dubai un paio di volte l’anno e porto i miei nuovi lavori, per l’esposizione, la vendita. È una bella gratificazione che continua. È l’unica cosa che posso fare stando qua per mantenere i legami con Dubai.



Dubai ha rappresentato anche un salto nella tua tecnica. Come si è evoluta?

A Dubai ho scoperto ed approfondito l’utilizzo della paperclay, un miscuglio di argilla e carta. È un materiale molto leggero ed ecosostenibile, a differenza della maiolica, e là  me lo preparavo da sola. Questa tecnica alleggerisce molto il lavoro, tanto è vero che quando sono tornata in Italia sono passata alla porcellana.

Modello uno stampo di cartone, dandogli la forma che voglio ottenere, all’interno del quale colo la paperclay, che rimane aderente alle pareti, dando vita a forme cave.

Il tema della leggerezza mi piace molto perché in senso pratico ha tanti vantaggi: primo, il materiale che uso, che è leggero da maneggiare mentre lo lavoro, poi il trasporto, anche la leggerezza di un materiale che trasporti ha un suo significato. Con la lavorazione dell’argilla mi sono sottoposta a delle grandi fatiche...ora ho bisogno di più leggerezza, in concreto e in astratto.

Nel tuo futuro artistico cosa vedi?

Creativamente, dopo le Ladies, mi sto dedicando ai vasi, che utilizzano la stessa tecnica della paperclay e riprendono le forme delle “signore”. Il vaso poi, concettualmente è molto vicino alla donna, come forma, in quanto contenitore.
Quest’estate parteciperò ad Argillà a Faenza, dove allestirò per un mese una mia mostra nelle vetrine della Banca Popolare, sempre con le Ladies, mentre in settembre ci sarà un simposio in Polonia e anche lì dovrò portare diversi miei lavori.



Sei soddisfatta del tuo lavoro?

Per ora ho il mio studio qui a Ravenna e per cuocere mi sposto a Faenza e questo mi permette anche di uscire, confrontarmi, scambiare idee. Se stai solo nella tua bottega è tutto più chiuso e limitante. Per ora mi va bene così. Sono contenta, sì, anche se è tutto molto sudato, perché faccio tutto da sola, anche le foto alle mie creazioni. D’altra parte conosco solo questo modo di cavarmela nella vita, mi sono sempre impegnata in prima persona, sudandomi ogni conquista.

Quando avevo il negozio qui a Ravenna avevo l’esigenza di fare cose più commerciali, oggetti d’uso. Ora non più. Mi è sempre comunque piaciuto cercare di caratterizzarmi, non di copiare tout court. I miei stessi insegnanti mi hanno sempre spinto a metterci del mio, a fare ricerca. Per anni ho lavorato su questo tralcio di vite preso dalle stampe romagnole su tela, che nasce ruggine ma io l’ho rielaborato in policromia. Mi manca molto quella parte del mio lavoro, che ho fatto per anni e che so che non farò più, ma la vita è fatta di fasi. Ora c’è la porcellana, chissà cosa verrà poi.

Ci sono momenti di grande pace, di cui si gode in questo tipo di lavoro, quando sei concentrato sulla tua creazione e sulla passione che metti in quello che fai. Il mio è un continuo sforzo volto alla ricerca della bellezza, che magari può sembrare sfuggente nel mondo quotidiano che ci circonda, ma che riesco a ritrovare soprattutto nella natura e nelle meraviglie del nostro patrimonio storico artistico italiano.

di Claudia Folli

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