Mercoledì 26 Giugno 2019

Politica. Davide Ranalli: voglio unire il centrosinistra per Lugo e per una politica che resti umana

Venerdì 15 Giugno 2018 - Romagna Faentina
Davide Ranalli

Intervista al Sindaco di Lugo a dieci mesi dal voto amministrativo della prossima primavera

Davide Ranalli, 33 anni, PD, dal 2014 è Sindaco di Lugo. In occasione delle elezioni di 4 anni fa, alla guida di una coalizione di centrosinistra uscì vincitore dal ballottaggio dell'8 giugno contro il civico Silvano Verlicchi. Vinse in modo netto con il 59,72% dei voti. Ma per la prima volta, se la dovette sudare la vittoria nella rossa Lugo. E fra un anno? Le elezioni del 4 marzo consegnano una Romagna sempre meno rossa e un PD in crisi, con margini sugli altri partiti sempre più risicati. Anzi, in alcune realtà il M5S è già il primo partito. E il centrodestra la prima coalizione. 

 

Lui ha accettato qualche settimana fa la ricandidatura del suo partito: cercherà di mettere in piedi una coalizione la più ampia possibile per tentare di vincere anche del 2019. Ma non sarà facile, tutt'altro. Davide Ranalli è consapevole che la battaglia sarà durissima, ma - dice - le sfide difficili lo motivano. E la sfida più grande per lui è duplice. Dare vita a una politica di centrosinistra per Lugo che ponga al centro una certa idea della città e un pensiero nuovo. E fare in modo che in politica non prevalga la disumanità come sta accadendo secondo lui in questo frangente. Malgrado tutto, il Sindaco vuole restare umano, dovesse costargli anche qualche voto.

 

L'INTERVISTA

Davide Ranalli, lei ha ottenuto da qualche settimana conferma dal suo partito che sarà candidato dal PD a succedere a se stesso alla guida di Lugo. Non era quindi una scelta scontata?

“No. Non lo era, per una serie di ragioni. Prima fra tutte, il fatto che il PD ha aperto una discussione sul futuro della città, per capire dove andare: se lavorare in continuità con quanto abbiamo fatto, oppure se non fosse stato meglio dare un segnale di discontinuità dopo il voto del 4 marzo. In secondo luogo, anche da parte mia era aperta una riflessione su cosa volevo fare in futuro.”

E alla fine?

“Alla fine si sono incontrate le due esigenze. Quella del PD di puntare sulle cose buone che abbiamo fatto in questi anni e cercare di migliorare una esperienza positiva. Da parte mia c’è stata un’assunzione di responsabilità. Di fronte alla chiamata forte e unitaria del PD, ho ritenuto di non potermi sottrarre alla sfida della ricandidatura, una sfida che ritengo difficile ma che intendo vincere, portando avanti una certa idea di città con una coalizione ampia di centrosinistra”.

 

Nel 2014, per la prima volta a Lugo, lei andò al ballottaggio contro la lista civica Per la Buona Politica di Silvano Verlicchi, malgrado il PD viaggiasse allora intorno al 40% delle Elezioni Europee. Oggi il PD è al minimo storico. Non le tremano le vene e i polsi?

“Mi tremano le vene e i polsi perché il PD è al minimo storico, ma non per la difficoltà della battaglia che ci attende. Anzi, io mi esalto nel fuoco della battaglia. Più sono grandi le difficoltà, più cresce il mio impegno. In ogni caso, questa sfida come tutte le sfide non va affrontata con la paura. Come non mi feci forza allora del cambio di passo di Matteo Renzi, così non mi faccio scoraggiare oggi dal risultato negativo del PD il 4 marzo.”

Con quale coalizione punta o spera di presentarsi al voto nel 2019, per vincere?

“Io penso che dobbiamo partire dal centrosinistra. Prima di tutto, quindi, voglio ricompattare il centrosinistra. E poi dobbiamo volgere lo sguardo ad esperienze civiche che non sono necessariamente liste, ma gruppi, persone, esperienza presenti sul territorio, che in questi anni abbiamo incontrato o che hanno interloquito con noi. Il nostro campo deve essere ancora più largo di quello del 2014. Voglio recuperare gli scontenti del PD, della sinistra e del centrosinistra, quelli che sono andati via, ma anche le forze civiche che guardano a noi. Il nostro progetto deve tenere insieme forze politiche e forze civiche.”

Ha sentore di cosa farà il suo rivale di quattro anni fa, Verlicchi? Pensa che sarà corteggiato dal centrodestra e finirà per allearsi con loro o continuerà a restare autonomo? Esclude che possa allearsi in ogni caso con il PD?

“È difficile dirlo. Penso che il grande vuoto e la frustrazione che egli prova per l'ambizione di diventare sindaco della città, possibilità che a suo tempo gli fu negata dal suo partito, il Partito comunista, poi l’ultima volta dagli elettori, penso dunque sia probabile che egli ci riprovi. Per i movimenti che vedo e per come si esprime la sua formazione, mi pare che ci sia una vicinanza di fatto con la destra. Ma è difficile dire se faranno un’alleanza.”

 

Teme di più il M5S o la Lega a livello locale nella competizione per la guida del Comune?

“Entrambe sono forze in grado di potere competere con noi per la guida del Comune. Al momento mi pare che il centrodestra unito, qualora appunto sia unito, sia più competitivo e pericoloso, soprattutto per la spinta della Lega.”

Teme possa crearsi un blocco Lega - M5S sull’onda del governo giallo-verde?

“Questo è presto per dirlo. L’unità che per ora si è costruita fra Lega e Cinque Stelle è molto burocratica e poco politica e mostra già le prime contraddizioni, i primi imbarazzi. Da qui a un anno le cose cambieranno.”

 

 

2014 - 2018. Sindaco Ranalli, può tracciare un bilancio di questi quattro anni di governo? Lugo è cambiata in meglio, secondo lei?

“Credo che Lugo sia cambiata. Ed è quello che volevamo fare. Il progetto nato quattro anni fa era spinto da forze nuove: volevamo cambiare la città. E il PD puntò su di me come elemento di rinnovamento, anche per la mia determinazione a percorrere questa strada.”

Fu un segnale di rinnovamento anche sul piano anagrafico.

“Sì. Anche se io l’anagrafe non la ritengo un valore. Tuttavia abbiamo cambiato una mentalità. Oggi Lugo è una città più viva e vivace, più ospitale, con tanti eventi, capace di attrarre anche i giovani. Siamo riusciti a trasformare luoghi chiusi in luoghi del divertimento e a far rinascere il Pavaglione. Poi abbiamo cercato di migliorare i servizi nelle frazioni, per esempio con il trasporto pubblico a chiamata. Abbiamo promosso lo sport e realizzato la nuova palestra della scherma. Abbiamo cercato di ridare a Lugo voglia di vivere, di sorridere e divertirsi, di creare e di fare. E abbiamo fatto esplodere delle energie nuove.”

 

Quali sono però le tre cose realizzate in questi quattro anni di cui è più fiero?

“Una l’ho già detta, è la ristrutturazione del Pavaglione. La seconda è rappresentata dai grandi eventi legati al centenario della morte di Baracca e al 150° della morte di Rossini. Sono orgoglioso di avere celebrato il 2 Giugno a Lugo e lo stesso giorno di avere portato il sarcofago di Francesco Baracca nella Chiesa del Suffragio, visitato da centinaia di lughesi. Il terzo elemento è avere visto tante persone, dai 20 ai 40 anni, mettersi in movimento. Generazioni diverse che hanno ricominciato a credere in Lugo e a scommettere su Lugo. Il fatto che alcuni di loro mi fermino e mi ringrazino per le tante iniziative che si fanno a Lugo, è un qualcosa che mi dà grande soddisfazione. Non ci sono solo quelli che fermano il Sindaco per lamentarsi.”

Che cosa avrebbe voluto fare ma non è ancora riuscito a fare?

“Uno dei miei grandi sogni, che purtroppo non vedrò realizzato, è quello di modificare dal punto di vista urbanistico quel grattacielo, che ha una sua storia e un grande impatto sul centro storico: andrebbe riqualificato e reso coerente con l’assetto urbanistico della città, ne sono convinto. Un’altra cosa di cui vado orgoglioso sono i nuovi strumenti urbanistici - PSC e RUE - per offrire una maggiore semplificazione.”

 

Restano dieci mesi a disposizione della sua amministrazione. Quali sono i progetti più importanti da qui alla fine del mandato?

“La realizzazione di Piazza Savonarola di fronte alla Chiesa della Collegiata. È un progetto bello e ambizioso, condiviso con i cittadino. L’altra cosa è la sistemazione idraulica del territorio, con le due casse di laminazione di Lugo Nord e Lugo Sud, poi il rifacimento della rete scolante a Voltana. Infine porteremo la banda larga a Voltana e nelle frazioni anche per dare maggiore impulso all’economia.”

Da sinistra siete stati attaccati sulle questioni ambientali, sul Parco del Loto, sul verde, sulle estrazioni. Sinistra Italiana è uscita dalla maggioranza. Come ribatte alle critiche e come spera eventualmente di recuperare questi consensi?

“Sul Parco del Loto abbiamo messo in campo un’iniziativa condivisa anche con alcune forze ambientaliste, per ridare dignità a quel parco, soprattutto all’oasi naturalistica. Il Parco del Loto sarà qualificato, valorizzato e reso più sicuro. Sulle estrazioni ho già detto molte volte e qui ribadisco che come Unione dei Comuni siamo riusciti a portare avanti diverse osservazioni sull’impianto che si trova fra Alfonsine e Voltana, osservazioni accolte dal Ministero: quindi quel progetto si fermerà. È un risultato che i nostri amici e compagni della sinistra dovrebbero valutare nella sua portata positiva. Per Bagnacavallo il discorso è diverso, abbiamo fatto tutte verifiche tecniche e siamo riusciti a strappare delle risorse per realizzare alcune opere strategiche per il territorio. Sull’ambiente siamo sempre stati molto sensibili, per esempio tutta la politica delle piste ciclabili e della mobilità sostenibile è un punto d’orgoglio e quasi identitario per noi."

Basterà?

"Penso che le forze della sinistra debbano capire che l’unità è fondamentale per battere una politica di destra disumana: allora bisogna mettere da parte troppe divisioni per far prevalere l’unità, affinché il disumano non prevalga sull’umano.”

 

Da destra siete stati attaccati invece sulla sicurezza e sull’accoglienza dei migranti. La Lega ha più volte picchiato duro sui Sindaci perché troppo buonisti nell’accogliere. Qual è la sua posizione?

“La sicurezza è il classico tema sul quale la lista civica ha guardato molto a destra e alimentato il voto di destra. Per questo dico che li vedo affini alla destra. A chi ci dice che noi abbiamo gestito male i profughi, rispondo che non è così. Abbiamo fatto ciò che andava fatto. Abbiamo governato in modo attento il problema in raccordo con la Prefettura. E un grande sforzo positivo hanno svolto tutti i soggetti del volontariato, della cooperazione, del privato sociale che si sono messi in gioco per gestire progetti di integrazione. Poi mi lasci dire che sicurezza e immigrazione sono due temi che andrebbero tenuti separati. È la destra che li mescola, perché le fa comodo speculare sulle paure e le insicurezze delle persone. Noi dobbiamo creare condizioni di dignità e sicurezza sociale per tutti. Quando ci sono queste condizioni, tutti sono più propensi ad accettare e integrare il diverso, l’altro. Mentre oggi il liberismo tende a mettere gli ultimi contro i penultimi, perché da questo scontro i primi, quelli che hanno più possibilità, vincono sempre. Ci vuole un grande sforzo culturale della sinistra in questo senso. Non il buonismo fine a se stesso. Ma la capacità di leggere i fenomeni per dare risposte di governo.”

 

Un punto dolente in tutti questi anni è stato quello della sanità, legato alla situazione dell’ospedale di Lugo. Soddisfatto di come va la riorganizzazione in seno all’AUSL Romagna? E di ciò che riguarda Lugo in particolare?

“Il processo di riorganizzazione non è ancora terminato. L’abbiamo seguito con attenzione e abbiamo dato anche qualche contributo. Abbiamo messo al centro il tema dell’integrazione fra gli ospedali di Lugo e Faenza e nei prossimi mesi dobbiamo verificare che il progetto sia portato avanti come abbiamo chiesto. La Romagna ha fatto un’esperienza di riorganizzazione grande e forse unica in Italia. Mi auguro che ora la Regione Emilia-Romagna nella distribuzione delle risorse sanitarie tenga conto di questo grande sforzo. Per Lugo, oltre ad alcuni aspetti logistici, la cosa fondamentale è la ristrutturazione e il rifacimento della Rianimazione, affinché il nostro ospedale possa continuare a potersi chiamarsi tale.”

 

 

 

Cultura e Festival Purtimiro. Prima è salito agli onori della cronaca nazionale per avere raddoppiato i finanziamenti alla cultura e lanciato questo festival di nicchia, piuttosto coraggioso. Poi tutti a criticarla. Perché? Qual è il suo giudizio sull’esperienza di Purtimiro?

“Non è che tutti hanno esaltato o criticato Ranalli.”

Diciamo molti, allora.

“Io penso che abbiamo fatto bene. Quando sono arrivato il bilancio della Fondazione del Teatro era in deficit e noi siamo riusciti a risanarlo. Il progetto del festival precedente era decennale e non aveva più ottenuto il contributo del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), cioè aveva perso in qualche modo la sua spinta propulsiva sul piano artistico. E quindi abbiamo pensato di inventarci qualcosa di nuovo. Che poi era un’idea “vecchia”, cioè riportare la musica barocca nel più antico teatro dell’Emilia-Romagna. Io sono convinto che la musica e la cultura siano grandi motori di cambiamento e di crescita. Quindi abbiamo fatto questa operazione di Purtimiro – anche se rischiosa – perché convinti di dover parlare a un pubblico più vasto, che non fosse solo quello degli amanti del teatro e della musica di Lugo. Volevamo portare Lugo al centro della scena culturale e ci siamo riusciti, al di là delle polemiche politiche locali. Perché poi che cos’è che fa la differenza e premia? Sapere che ci sono persone che prendono l’aereo per venire qualche giorno al festival barocco di Lugo diretto dalla massima autorità europea nell’ambito della musica barocca, Rinaldo Alessandrini. Quindi non si tratta di un’operazione raffazzonata o provinciale, ma di un progetto pensato, molto qualificato. Le critiche non mi spaventano. Difendo la scelta che abbiamo fatto.”

 

Per non passare per provinciali non è che siete diventati elitari?

“Io non ce l’ho con le élites.”

Sa, va un po’ di moda prendersela con le élites oggi…

“Sì, ma molti se la prendono con le élites sbagliate. Perché il meglio di questo paese l’abbiamo costruito quando élites, ceti medi e popolo si sono saldati e hanno lavorato insieme. E poi penso alla signora che mi ferma per strada e mi dice, grazie al festival mi sono sentita per la prima volta come si può sentire la cittadina di una grande città. Una signora normale. Orgogliosa di Lugo e del suo festival. No. Non si può parlare di élite o di un qualcosa di elitario. Il pubblico è eterogeneo e popolare. A volte basta guardare le cravatte di chi viene a teatro per capire che non siamo di fronte a un qualcosa per pochi eletti.”

Come va la politica di area vasta nell’ambito dell’Unione dei Comuni? Funziona? È un’esperienza che non si tocca?

“È un’esperienza che ha trovato finalmente un suo equilibrio. Ha vissuto fasi alterne, alti e bassi. Poi abbiamo capito i tre o quattro punti strategici su cui muoverci per andare avanti. La promozione del territorio. La sicurezza. L’economia. L’organizzazione dei servizi e degli uffici.”

 

Parliamo della situazione politica nazionale. Come si sta muovendo il nuovo governo giallo-verde? Cosa ne pensa?

“Penso che l’atteggiamento peggiore di chi si oppone a questo governo – ed è il mio caso – sia quello di ricordare al nuovo governo che lì dovremmo stare noi, perché noi siamo meglio di loro. Questo atteggiamento snobistico nei confronti del Presidente del Consiglio, dei ministri o del governo è l’atteggiamento peggiore, che non aiuta a far capire i cittadini e a costruire un’alternativa. Bisogna avere rispetto per il lavoro che il nuovo governo sta facendo e incalzare il governo sulle cose. Per esempio, su tutta questa prova di forza di Salvini sui migranti io dico chiaramente che non mi piace, non appartiene alla storia di questo paese, sicuramente non mi sento rappresentato io da quel tipo di politica che specula sui migranti per prendere una manciata di voti in più. Però l’opposizione a questo si deve fare in maniera intelligente, perché là fuori, anche un pezzo del nostro elettorato di centrosinistra vede positivamente questa operazione. Ma per farlo occorre tornare a studiare, a esprimere pensiero e cultura."

Se lei fosse il Sindaco di una città portuale avrebbe detto il porto della mia città è aperto ad accogliere la nave dei migranti?

“Sì. Avrei perso qualche voto, ma l’anima no.”

 

E l’opposizione di sinistra come le sembra si stia muovendo e cosa dovrebbe fare? Il PD, in particolare, cosa deve fare per uscire dalla crisi e dalle secche in cui è finito con la politica di Matteo Renzi?

“Io penso che il PD debba ricostruirsi prima di tutto a partire dai territori, fuori dalla retorica dei territori. Al PD serve un segretario di partito nella pienezza delle sue funzioni che si tolga scarpe e calzini e giri scalzo per l’Italia a ricostruire il nostro partito. Il PD deve stare in due posti: dove ci sono i problemi a cui dare una soluzione e dove abbiamo dato delle soluzioni. Non siamo riusciti a farlo. Siamo stati distanti al paese che aveva dei problemi. E non siamo nemmeno stati presenti dove avevamo creato buone soluzioni. Siamo stati dalla parte di quelli che avevano già vinto. Per esempio, quando si fa il tour delle aziende, non si può pensare di andare solo nelle aziende leader e in gran spolvero, bisogna andare anche nelle aziende in difficoltà. Abbiamo immaginato spesso un paese a senso unico, che non c’era. Allora bisogna conoscere la nostra società, leggere, studiare, ascoltare il paese reale, ed elaborare un pensiero nuovo.”

Un punto di visto diverso del paese?

“Sì. Se hanno vinto i populisti in Italia e anche da altre parti in Europa non ce la possiamo cavare appiccicando loro un’etichetta: questi sono i populisti. Perché la gente li ha scelti e votati. Allora il punto diventa quello di costruire un progetto politico differente, un’idea di paese alternativa. E farci scegliere.”

 

Intervista raccolta da Pier Giorgio Carloni

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