Domenica 16 Giugno 2019

Dante 2021. Domenico De Martino ci parla dell'amico Dante, un gigante di "virtute e canoscenza"

Sabato 8 Settembre 2018 - Romagna Faentina
Domenico De Martino presso i Chiostri Francescani

De Martino, fiorentino, è Direttore artistico di Dante2021, il festival che si tiene a Ravenna dal 12 al 16 settembre

Domenico De Martino, fiorentino, è Direttore artistico di Dante2021 a Ravenna e Docente incaricato di Filologia dantesca all’Università di Udine dal 2010. Dante 2021 è promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna con la direzione scientifica all’Accademia della Crusca, con la quale pure De Martino ha collaborato, ma ci tiene a precisare che lui non parla a nome della Crusca e non vuole essere tirato in ballo in questo senso. “Sono Domenico De Martino e dirigo questo Festival. Punto.” Una puntualizzazione che registriamo. Siamo seduti nei bei Chiostri Francescani restaurati qualche anno fa dalla Cassa, a due passi dalla Tomba. È una bella giornata di sole e fuori dal sacello ci sono tanti visitatori. Lui parla di Dante, si appassiona, s’infervora e proprio non riesce a trovare “difetti” imperdonabili a questo gigante della cultura mondiale. 

 

Un gigante di cui qui a Ravenna abbiamo in custodia parte significativa della memoria. E non sempre tutti sembrano averne piena consapevolezza. Ma qui molti vengono a trovare non solo una tomba di marmo e di pietra. Ma un amico. Per dirla con Domenico De Martino. Ed è cosa che deve fare riflettere.

 

L'INTERVISTA

Con l’animo che vince ogne battaglia (Inferno XXIV, v. 53). De Martino, ci spiega il verso dantesco che avete scelto come motto o titolo per Dante 2021 quest’anno?

“È un’indicazione di lavoro. In questo verso è Virgilio che parla a Dante e lo stimola a proseguire nel suo percorso di ascesa. Dante è pieno di dubbi, lui lo sprona.”

A non darsi per vinto.

“Esatto. Con quell’atteggiamento interiore che consente di superare ogni ostacolo.”

La tempra morale.

“Sì. E anche l’idea di aver chiaro dove si vuole andare. Se noi vogliamo ottenere un grande obiettivo, dobbiamo avere un coraggio e un animo conseguenti. In momenti come questi, in cui mancano i punti di riferimento e lo sconforto può prenderci, Dante ci indica invece che se noi abbiamo un chiaro e importante obiettivo, con tenacia e perseveranza possiamo raggiungerlo. In fondo Dante all’inizio della Commedia parte ma non vuole seguire Virgilio, perché pensa sia un percorso troppo arduo e difficile. Alla fine però arriva al massimo dell’espressione umana. Anche al massimo della comprensione del mondo.”

Ma qui siamo di fronte al genio. Cosa cambia per noi comuni mortali?

“Certo. Certo. Però c’è in America chi ha definito Dante che fa il viaggio nei tre mondi oltremondani come everyman, colui che rappresenta ogni uomo. Ognuno può fare quel percorso di liberazione dell’uomo dal peccato, sul terreno della conoscenza e della vita morale, magari non in modo così eroico e con i risultati straordinari di Dante. Ma ognuno può. È un’indicazione.”

Tempra morale, si diceva. Quella che farebbe un po’ difetto agli Italiani in tempi normali e, soprattutto, alla classe dirigente di questo paese… lo crede anche lei?

“So poco di tutto e non mi azzardo a parlare di quasi niente. Di questo ancora meno. Non è il mio terreno. Posso dire una cosa però. In questi giorni mi sono fermato ogni tanto alla Tomba di Dante ad ascoltare cosa dicono i visitatori. Devo dire che questo riguarda quasi tutti: i visitatori trovano in Dante un riferimento intimo. Un qualcosa che li coinvolge.”

Cioè?

“Ho sentito anche frasi del tipo, aspetta, aspetta vado a salutare Dante.

Come fosse un amico.

“Sì. Un amico, uno che non vediamo da tempo. Veniamo qui e lo salutiamo. Questa tomba non è il marmo, la pietra, la porta, il contapassi. È un fulcro di italianità, di cose che ci appartengono. Si viene qui anche per ritrovare il senso di noi stessi, senza fare tanta retorica. E in questo senso Dante ci mostra che abbiamo una tempra morale. Veniamo a cercare qualcosa che sentiamo di non avere, per cui abbiamo bisogno del conforto di qualcuno che rappresenta idealmente un punto di riferimento. È importante. Quindi, per azzardare una risposta alla sua domanda, secondo me non è vero.”

Abbiamo tempra morale…

“L’Italia è piena di valori morali, è piena di aspirazioni e di impegno. A volte guardiamo le persone sbagliate. Se guardiamo le persone vere, che sono quelle che tengono su il paese…”

Ci fermiamo qui. Abbiamo capito. C’è comunque un sottotitolo di Dante 2021 edizione 2018: Dante parla alla futura gente. In che senso? Perché?

“Sono rimasto un po’ sorpreso da qualcuno che ha scritto recentemente qualcosa del tipo: Dante scrive per il popolo. Non è assolutamente vero. Dante è un grandissimo intellettuale, un gigante del suo tempo, parlava e scriveva avendo come riferimento 50, forse 100 persone della sua epoca in Europa, persone che potevano intenderlo. Non scriveva per il popolo. Non è facile. Non è contemporaneo. E non è popolare.”

Lo è diventato.

“Sì. Però bisogna durare fatica. Dante è un signore vissuto settecento anni fa, è un uomo del suo tempo. Non la possiamo fare troppo facile. Le faccio un esempio. Se vedo passare una bella donna, la osservo ed esclamo, oh che bella! Ma se io quella donna la conosco, vi trovo più ricchezza e più bellezza, mi innamoro di più. È la stessa cosa con Dante. È il fattore della conoscenza che cambia le cose. Dante va studiato. Non in modo punitivo, come a scuola. Non bisogna soffrire, perché è una fonte di gioia. Ma va studiato e capito, nel suo tempo. E questo non è facile.”

 

Domenico De Martino

 

Qual è il Dante più attuale per lei? Perché si fa spesso confusione e si mette tutto nel calderone... Il Dante poeta, senza dubbio. Il Dante grande umanista, anche. Il Dante padre della lingua italiana. E il Dante politico? Lei ripete spesso, lo ha fatto anche ora, che Dante è insieme attuale ma anche un uomo del suo tempo, del medioevo, insomma non dobbiamo tirarlo troppo per la giacca…

“No. Non va tirato per la giacca. Anch’io ho un mio Dante. Però credo che in fondo Dante sia un tutt’uno: ci dice come bisogna guardare il mondo e come bisogna raccontarlo. Dante è uno che tenta una delle operazioni più difficili: non solo ci accompagna dalla imperfezione alla perfezione, ma ci vuole raccontare ciò che non è raccontabile. Trova le parole che riescono a raccontare anche l’indicibile.”

Parole intese come conoscenza.

“Sì. E anche come l’azione del parlare in sé.”

Un qualcosa di psicanalitico, come la terapia della parola.

“Certo. Certo. Se noi ci parliamo e ce la raccontiamo, io aiuto te e tu aiuti me. Oggi notiamo una perdita di consistenza del linguaggio. Usiamo meno parole. Le usiamo male, C’è la morte del congiuntivo. Facciamo errori tipo qual è con l’apostrofo. E spesso non riusciamo a esprimere ciò che sentiamo.”

Quindi un impoverimento di parole ma anche di pensiero.

“Certo. Invece in Dante c’è una tale profondità di pensiero e ricchezza di parole! E poi la sua umiltà. Dante quando arriva nel canto ventisei del Paradiso incontra Adamo, e Adamo gli dice, non parlare io ti leggo nella mente, so quali sono le tue domande. La domanda più importante che gli fa alla fine è: che lingua parlava Adamo. E lì c’è la risposta straordinaria. Non è stata la Torre di Babele che ha confuso le lingue e da cui sono nate le lingue come noi le conosciamo. È la lingua per sua natura che si trasforma, perché l’uomo è trasformazione. E quindi anche la lingua. Dante scrive quest’opera totale sapendo che la sua lingua non durerà, ma resterà l’opera all’uomo. Questa consapevolezza per me è, appunto, straordinaria.”

Parliamo sempre benissimo di Dante. Dante uomo e politico non era anche un po’ banderuola? Cioè scriveva e poetava anche in base a dove andava, a chi lo ospitava e ai principi o signori locali che potevano proteggerlo dai nemici fiorentini, vendicativi assai?

“No. Credo di no. Credo abbia pagato duramente il non sottomettersi alle contingenze.”

Lui ha cercato in diverse occasioni di riconciliarsi con Firenze.

“Sì, ma quando gli è stato offerto di poter tornare a Firenze purchè si umiliasse, lui non l’ha fatto.”

Però a seconda di dove andava, parlava bene di questo e male di quello…

“No. Non è così. Lui comunque era un uomo ambizioso, superbo. Lo diceva lui stesso. Ha avuto qualche cedimento alla lussuria come dice anche Boccaccio. Non era perfetto. Era un uomo. Ma aveva un senso di quello che faceva. Anche quando cambiava idea.”

Insomma, non lo faceva per opportunismo.

“No. Cerca sempre di motivare, di trovare il legame fra il prima e il dopo. C’è una coerenza di fondo anche quando cambia idea. L’uomo come grande laboratorio di pensiero.”

Non riesce proprio a parlarne male. Eppure trovare anche dei difetti a Dante significa in fondo umanizzarlo e avvicinarlo.

“Certo. Certo. Era un uomo. Non va santificato.”

 

 

René de Ceccatty

 

Che significa Dante per Ravenna o che dovrebbe significare, nel caso non l’avessimo ancora capito noi ravennati? Lo chiedo a lei che non caso vien da fuori.

“Vengo da fuori, però mi sento oramai anche un po’ Ravennate, perlomeno vicino a voi. Dante rappresenta qualcosa che esiste e agisce dentro la città. Lo si percepisce. Non è solo un nastrino colorato appiccicato sopra. E questo è molto bello. Perché, per esempio, noi a Firenze, io sono di Firenze, ce ne dimentichiamo di più. Dante fa parte della storia di Ravenna e dei Ravennati. I Ravennati lo sentono come cosa propria. È già una cosa notevole. Ora c’è questa grande occasione del centenario, che capita per l’appunto ogni cento anni: questa è l’occasione per Ravenna.”

Ravenna per Dante. Lei è parte attiva della grande ricchezza di eventi dedicati ogni anno al Sommo Poeta e poi è stato inserito anche nel Comitato Ravennate delle Celebrazioni per il Settimo Centenario. Cosa pensa dell’impianto delle celebrazioni presentato a luglio? Ci siamo, la convince?

“Non lo so. Ancora è prematuro dare qualsiasi giudizio.”

Ma cosa manca a Ravenna, se manca qualcosa?

“Una cosa che potrebbe essere fatta, è stabilire più collaborazioni all’interno della città. È la città che deve fare un grande exploit tutta insieme. Trovare più occasioni per parlare, per inventare e per fare insieme più cose. Trovando ognuno il proprio spazio, senza che nessuno mangi a casa dell’altro. Una stimolazione a collaborazioni più ampie, lo dico da esterno, non sarebbe male.”

Torniamo a Dante 2021 e al suo Festival, che mescola sempre sapientemente momenti di cultura alta e momenti di cultura popolare. Quali sono le chicche di questa edizione, le cose da non perdere?

“Le cito tre eventi. Il primo è la presenza estremamente significativa del Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani che dialogherà con Antonio Patuelli. Abbiamo detto prima che Dante è nostro. Ma Dante è anche patrimonio del mondo intero e dell’Europa. La Presenza di Tajani è un sigillo per noi importante. Tajani è italiano, ma viene come Presidente della più significativa istituzione europea. Potrebbe essere quindi spagnolo o svedese. È l'Europa che fa suo Dante.”

Sempre in chiave internazionale c’è il dantista francese René de Ceccatty.

“Non solo. Abbiamo invitato anche un italianista cinese, Wen Zheng. Dante è stato tradotto per la prima volta nell’Ottocento in Cina, ma è stato un elemento significativo nella fondazione della cultura moderna cinese. Zheng ci parlerà proprio di questo e parlerà di Lu Xun, uno scrittore della prima metà del ‘900, l’unico che Mao salvava come primo autore moderno cinese. Lu Xun ha studiato Dante e ha fatto la stessa operazione di Dante molto dopo, cioè come Dante dal Latino è passato al Volgare così lui dalla lingua cinese codificata tradizionale è passato ad utilizzare la lingua parlata. René de Ceccatty invece è uno scrittore francese che ha tradotto recentemente la Commedia e sta ora traducendo la Vita Nova. Quindi l’Europa, il nostro orizzonte, la Cina così lontana e poi i cugini francesi. Tutti nel segno di Dante, che parla ancora a tanti, in tanti luoghi così diversi. È magnifico.”

 

A cura di P. G. C. 

 

Wen Zheng

 

Dante parla alla «futura gente»: a Ravenna l’ottava edizione del festival Dante2021 dal 12 al 16 settembre

Ravenna è ancora una volta capofila nel percorso verso il settimo centenario della morte di Dante Alighieri, grazie al festival dedicato al padre della lingua italiana. Dal 12 al 16 settembre Dante2021, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna con la direzione scientifica dell’Accademia della Crusca, torna ad animare i luoghi della Ravenna dantesca con cinque giorni di incontri, spettacoli, concerti. Fra i protagonisti degli appuntamenti, tutti rigorosamente a ingresso libero: Claudio Marazzini, Andrea Giordana, Michele Campanella, Antonio Tajani, Antonio Patuelli, Stefano Salis, Claudio Ciociola, Francesco Sabatini, Paolo D’Achille, Gianfranco Agosti, Stefano Burgassi, Luca Serianni, Giovanni Maria Flick, Wen Zheng, Giuseppe Patota, Matteo Ceriana, Virginio Gazzolo, Mario Cannella, Stefano Albarello. Cristiano De André e René de Ceccatty, traduttore della Commedia in francese, riceveranno rispettivamente i premi “Musica e Parole” e “Dante-Ravenna” 2018.

Tre cantiche in astratto – allestita in parallelo negli Antichi Chiostri Francescani dal 12 al 22 settembre (tutti i giorni dalle 10 alle 19) - affianca in un dialogo serrato tre opere dell’artista fiorentino Luca Brandi – dedicate a Inferno, Purgatorio e Paradiso – a tre composizioni del poeta pavese Andrea De Alberti, legate a citazioni dantesche delle tre cantiche e che hanno come termine comune la parola letto (Inferno XIV, v. 9; Purgatorio X, v. 15; Paradiso XXX, v. 3). La mostra è presentata nel catalogo da un ampio saggio di Andrea Cortellessa, storico della letteratura e critico letterario tra i più agguerriti. «Vinci l’ambascia», incoraggia Virgilio. E, come Dante, il Festival risponde «forte e ardito», fedele alla propria vocazione di festival in movimento. Un festival, cioè, che anno dopo anno si misura con la sfida di unire ricerca, divulgazione e passione, chiamando a raccolta studiosi, artisti, attori e musicisti presso i luoghi danteschi di Ravenna - primo fra tutti la Tomba, cuore del patrimonio della città - e coinvolgendo un pubblico sempre più ampio e sempre più consapevole dell’influenza del lascito dantesco sulla lingua, sulla letteratura, sulle arti, sulla cultura tutta, non solo in Italia ma anche nel mondo.

Particolarmente significativa, in questo senso, la partecipazione nella giornata inaugurale (12 settembre ore 17.30 ai Chiostri Francescani) del professor Wen Zheng dell’Università di Pechino, che illustrerà l’influenza della figura e delle opere di Dante in Cina.

IL PROGRAMMA

Info e programma dettagliato: www.dante2021.it

 

 

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