Domenica 16 Giugno 2019

Storie. Andrea, Gerardo e Marcello, tre triatleti ravennati alla conquista di Ironman Cervia

Giovedì 20 Settembre 2018
Da sin. Marcello Carattini, Gerardo Langone e Andrea Casadei

Si chiamano Andrea Casadei, Marcello Carattini e Gerardo Langone i tre “uomini d’acciaio” ravennati, che sabato 22 settembre saranno a Cervia, ai nastri di partenza dell’Ironman, pronti a mettercela tutta per portare a casa il miglior risultato possibile, in una sfida estrema che, prima che con gli altri atleti in gara è soprattutto con se stessi e con i propri limiti.

Stiamo parlando della competizione più sfiancante del triathlon, composta da 3,8 km di nuoto, 180 km in bicicletta e oltre 42 di corsa e per prepararla serve più di qualche giorno e un po' di buona volontà. Di acciaio non servono solo i muscoli ma anche la determinazione perché è un impegno che parte da lontano e guarda lontano.

Chi sono i partecipanti alle gare di endurance estremo come l’Ironman, come si preparano e perché lo fanno? Per cercare di entrare nell’atmosfera di una delle competizioni più spettacolari e sentite sul territorio, fin dall’esperienza del primo Ironman Cervia lo scorso anno, abbiamo intervistato gli unici tre atleti ravennati in gara, tutti parte del Triathlon Team Ravennate, e ci siamo fatti raccontare un po' della loro vita e dei loro allenamenti.


Marcello Carattini

Per due di loro, Marcello e Gerardo, sarà un debutto, mentre Andrea, cementista cervese di 38 anni con una compagna e due figli di 9 e 12 anni, ha già un’esperienza alle spalle: nel 2016 corse un Ironman a Nizza e con ironia dice di riprovare quest’anno “perchè il primo non l’ho capito bene, vedo se questa volta lo afferro meglio!”. Lui fa triathlon dal 2014, coinvolto da un amico durante una vacanza passata insieme. “Non ero mai stato a mollo in qualcosa di più della piscina di un’hotel – ricorda scherzosamente -, al ritorno a casa mi sono iscritto ad un corso, proprio come quelli per i bambini e ho imparato a nuotare. Tutt’ora non è la specialità in cui eccello, ma me la cavo e non sono ancora annegato”.

In fondo essere nuotatori provetti non è la caratteristica fondamentale per chi ambisce ad essere “finisher” di un Ironman, perché il nuoto conta per un 10% circa dell’intera gara. Le specialità fondamentali, sono la corsa e la bicicletta ed è proprio da maratona e ciclismo che provengono la maggior parte dei triatleti.

Tutti e tre comunque sanno di andare incontro ad una sfida estrema e non la prendono sotto gamba: hanno deciso di partecipare un anno esatto fa e da allora si allenano duramente per preparare muscoli e cervello.

Gerardo Langone,  55 anni, è il più “vecchio” della squadra che inizia un Ironman. “Ho cominciato a fare triathlon 5 anni fa – racconta -. Per il mio 50esimo compleanno volevo imparare qualcosa e ho deciso di regalarmi il triathlon. Neanch’io sapevo nuotare: a novembre mi son buttato in piscina, ad aprile ho compiuto i 50 e a maggio ho fatto la mia prima gara. Nella vita di tutti i giorni ho un’agenzia di assicurazioni. Ho abbastanza tempo libero per allenarmi e ho il sostegno della mia compagna, che è la mia prima fan e non vede l’ora che cominci la gara”.


Marcello Carattini e Gerardo Langone in piazza del Popolo

“L’anno scorso – aggiunge - ero il responsabile degli arrivi dell’Ironman, quindi li ho visti arrivare tutti i miei compagni di squadra,  erano in 11 a partecipare. Ho fatto le foto e i video e...li ho invidiati! Vedevo i loro allenamenti e dicevo ‘io non ce la farò mai’, ma poi, dopo di loro, sono arrivati concorrenti per altre tre ore e allora mi sono detto ‘non posso ambire a questo livello, ma posso arrivare fino in fondo’”.

Come Andrea, anche Gerardo ama l’endurance, le gare di lunghezza e odia “correre con il cuore in gola”: “Ho iniziato e finito 6 volte la 100km del passatore – racconta -, ho fatto due volte il Giro del Monte Bianco, che è un trail da 160 km. La sfida mi è sempre piaciuta, non  solo quella con se stessi, ma è vero che lo scopo è  raggiungere il proprio meglio: sulle gare brevi c’è più competizione con gli altri atleti, su quelle lunghe c’è più spirito di gruppo, ci si sostiene a vicenda”.


“A me piace il fascino di queste gare, non piace la competizione – aggiunge Andrea -: quella con me stesso va bene, ma non con gli altri. Con gli altri mi piace ridere e scherzare al bar, non mi interessano le classifiche, forse è da qui che viene l’amore per le gare lunghe”. Anche Marcello conferma: “Chi partecipa a questo genere di competizioni ama quello che fa e la gara è con se stesso”.


Andrea Casadei all'Ironman 2016 di Nizza

Il terzo del sodalizio ravennate in gara è proprio lui, Marcello Carattini, 44 anni, manager in una grossa azienda del ravenante: “Anch’io ho deciso di iscrivermi all’Ironman esattamente un anno fa, il giorno del mio compleanno e forse, proprio perché l’ho chiesto come regalo, in casa non hanno saputo dirmi di no!”.

Da notare che due su tre di loro hanno scelto l’Ironman o il triathlon come regalo per il compleanno: là dove l’ 'uomo medio' (o la donna) pensa ad un buon libro, una vacanza in spa o il classico pullover, c’è chi invece decide di “regalarsi” 10-12 mesi di allenamenti massacranti in vista di una non stop di almeno 10 ore consecutive di gara, dalla quale uscire sicuramente provatissimi. Evidentemente, i triatleti hanno un’idea decisamente originale e singolare di come festeggiare un compleanno: i gusti son gusti e non si discutono.

Marcello ricava i tempi per allenarsi “rosicchiandoli” al lavoro e alla famiglia, cercando di non trascurare né l’uno né l’altra. Sposato, con una bambina di 8 anni e un lavoro piuttosto impegnativo, che non lo molla completamente nemmeno nei week end, durante l’anno si è alzato quasi sempre alle 5 della mattina per il primo allenamento della giornata, in bicicletta fino a Bertinoro: alle 7.30 era già a casa, "docciato" e profumato, per iniziare la giornata lavorativa e poi alla sera, potendo, di nuovo ad allenarsi per un’altra oretta, cercando di tornare a casa per cena e stare insieme alla famiglia. “È dura – racconta – ma senza il supporto della famiglia e dei compagni di squadra non ce la si farebbe. Nella squadra ho trovato un bellissimo ambiente, degli ottimi compagni, bravi ragazzi, un clima sportivo, amicizia, sana competizione. Quelli con più esperienza ti consigliano, ti supportano, ti spronano, ti danno la carica a non perdere la testa, a continuare ad allenarsi”.

Andrea invece, per questioni lavorative, non ha così tanto tempo da dedicare all’allenamento durante la settimana: “Vivo con le scarpe da running  e tutto l’occorrente per la piscina nella macchina, e se capita un’occasione, anche solo di spezzettare 30-40 minuti qua e là, ne approfitto e mi butto. Poi il sabato e la domenica mi concentro molto di più”.

In una gara lunga conta non solo l’allenamento ma anche la predisposizione mentale, lo stare lì con la testa. Il training da fare su se stessi è anche psicologico: allenarsi a non mollare quando il dolore per l’affaticamento fisico sembra prendere il sopravvento, imparare a sentire quando è il momento di azzardare uno sprint in più e quando è invece il caso di risparmiare le energie per non bruciarsi ed essere costretti ad abbandonare la gara.

“Per come la vedo io – spiega Andrea – sono tre le cose da tenere sotto controllo: l’allenamento, la testa e l’alimentazione. Ognuna vale circa un terzo della gara. Io sono seguito da una nutrizionista che mi indica cosa mangiare e quando. Fosse per me mangerei fiorentine tutti i giorni, ma mi sono accorto che la carne non mi fa raggiungere i risultati sportivi che voglio. Quindi seguo una dieta prevalentemente vegetariana e mangio quando devo, non solo quando voglio”.

Mancano due giorni all’Ironman e dopo tutta questa preparazione meticolosa è ormai giunto il momento di vederli in gara. Difficile fare ipotesi su risultati e tempi: il vincitore dell’anno scorso ha impiegato poco più di 8 ore; per non essere eliminati bisogna arrivare entro 16 ore. Per scaramanzia nessuno vuole azzardare numeri, ma alla fine c’è chi si lascia scappare un pronostico: 10 ore per Andrea, 11 per Marcello e 13 per Gerardo. Vedremo se le aspettative saranno confermate, di certo inciderà anche il fattore meteo: se dovesse essere una giornata di bel tempo, caldo moderato e vento assente come lo scorso anno, di certo tutto sarà più facile.

Non resta che attendere il fischio d’inizio della gara: ad Andrea, Gerardo e Marcello, in rigoroso ordine alfabetico, il più sonoro in bocca al lupo.

Claudia Folli

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