Domenica 26 Maggio 2019

Chemioterapia. Il 56% delle pazienti trattate con il casco refrigerante a Lugo non perdono i capelli

Martedì 19 Febbraio 2019
Lo staff dell'Umberto I di Lugo con l'apparecchiatura donata dallo IOR

Oramai è ben risaputo il timore che i pazienti, soprattutto di sesso femminile, hanno nei confronti della chemioterapia a causa dell’effetto collaterale più riconosciuto di questo tipo di trattamento: la calvizie, che comporta uno sconvolgimento psicologico in un momento già gravoso per le donne.

 

La perdita di femminilità e di identità; il timore di non poter mantenere la malattia in una sfera più privata; sono tutti aspetti di uno stigma sociale che l’Istituto Oncologico Romagnolo da tempo combatte, anche grazie al servizio gratuito denominato Progetto Margherita, attività di fornitura di parrucche e di assistenza nella scelta tramite l’aiuto di un parrucchiere professionista che presta il suo tempo volontariamente.

 

Tuttavia lo IOR, per il territorio di Lugo, si è spinto oltre, avendo donato a gennaio 2018 al Day Hospital Oncologico dell’Umberto I, condotto dal dott. Claudio Dazzi, il Paxman Scalp Cooler, dispositivo di Praesidia del valore di 35.000 euro circa che cerca di scongiurare proprio l’alopecia da chemioterapia. Lo fa attraverso l’ausilio di un casco refrigerante, che applicato sul capo della paziente mentre si sottopone al trattamento riduce l’apporto di farmaco al bulbo pilifero restringendone i vasi sanguigni. A distanza di poco più di un anno dalla sua installazione, abbiamo chiesto proprio al dott. Dazzi i dati relativi al suo utilizzo ad oggi.

 

Dott. Dazzi, qual è il bilancio?

Finora abbiamo trattato 62 donne: di queste, 35 pazienti sono riuscite a portare a termine il trattamento senza dover ricorrere alla parrucca. Questo significa che il casco refrigerante ha funzionato nel 56% dei casi, una percentuale in linea con gli altri istituti dove l’apparecchiatura viene utilizzata. Solo 5 donne sono state costrette ad interrompere il trattamento per intolleranza: problemi più che altro legati a sensazioni di freddo o cefalea.

 

Quindi possiamo affermare che il casco refrigerante rappresenta un valore aggiunto per la vostra struttura?

Assolutamente, è la riprova dell’attenzione con cui il nostro reparto si prodiga nel voler non solo guarire il tumore ma anche curare la persona. Abbiamo testimonianze di grossa soddisfazione soprattutto da parte delle ragazze più giovani, che sono riuscite a salvare i capelli e mantenere un’attività sociale del tutto simile a quella pre-diagnosi. Anche laddove non siamo riusciti ad ottenere il risultato che volevamo, le pazienti ci ringraziano comunque per averci provato e aver avuto una motivazione in più per affrontare il trattamento nella maniera più serena possibile. In Romagna siamo l’unica struttura, assieme a Rimini, a poter offrire questa possibilità: una cosa che ci qualifica molto.

Come procede invece la collaborazione tra il suo reparto e lo IOR?

Con lo IOR abbiamo in essere molti altri progetti, l’ultimo dei quali il servizio d’accompagnamento per le persone che non hanno la possibilità di recarsi qui da noi in autonomia per sottoporsi alle cure. È un’attività partita alla grande, molto utile per tutti i nostri pazienti, dunque ringrazio personalmente tutti coloro che hanno già dato la propria disponibilità, o che daranno la propria disponibilità, come autisti volontari.
 

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