Mercoledì 26 Giugno 2019

Ivano Marescotti ci parla dei suoi "Fatti veri", racconti di vita, domani sera al Teatro Socjale

Domenica 28 Aprile 2019
Ivano Marescotti

In occasione dell’uscita del suo libro autobiografico, "Fatti Veri" (Vague Edizioni, Torino), domani, lunedì 29 aprile, alle 20.30 al teatro Socjale di Piangipane l’attore Ivano Marescotti offrirà al pubblico il recital "Rìdar par no piénzar". Nel corso della serata, a ingresso gratuito, l’attore presenterà il libro “Fatti veri” insieme all’attrice Elena Bucci che ne ha anche curato la prefazione. L’opera infatti prende le mosse da uno spettacolo messo in scena qualche anno fa, in teatro dai due artisti, e incentrato sui racconti autobiografici di Marescotti.

 

“Per iniziativa di Gabriella Montanari, della casa editrice Vague Edizioni di Torino - spiega Marescotti - le mie storie sono oggi racchiuse nelle 112 pagine del libro. Sono davvero fatti veri quelli narrati, o “fèt evéra” per dirla in vernacolo, dove, come accade spesso nei miei recital sul palcoscenico, è la mia vita quella che racconto. Ma in questo caso sono “fatti veri” sconosciuti ai più, e ripercorrono episodi a volte umoristici a volte drammatici della mia vita avventurosa”.

 

Dei nove racconti, tranne il primo (dedicato alla famiglia di origine) e l'ultimo (che parla della morte del figlio Mattia), tutti gli altri sono racconti che appunto hanno rappresentato materiale per il palcoscenico. Come l'episodio dell'omosessualità, molto umoristico.

"Sì. Stavo male, le cose nella mia vita non andavano bene da nessun punto di vista - dice Marescotti - e allora ho deciso di andare da uno spicanalista. Era uno bravo, un professionista, mi era stato consigliato da amici. Ci sono andato per 3-4 mesi. Alla fine, questo mi dice che sono gay al cento per cento. Allora sono andato in crisi. Potevo capire se avesse detto che potevo avere delle fantasie, ma gay al cento per cento mi sembrava un'enormità. Allora ho fatto delle prove, cioè ho cercato di capire se mi eccitavo con gli uomini e proprio non mi riusciva mentre invece non avevo assolutamente difficoltà con le donne."

E quindi?

"Ho lasciato perdere l'analisi e lo spicanalista. E mi sono fatto una risata. - risponde - Avrà voluto provocarmi. Di fatto dopo pochi mesi la mia vita cambiò perchè diventai attore per caso e quella è stata la svolta vera."

 

Altri episodi umoristici con tratti drammatici sono quelli in cui parli dei primi anni '80 in cui vieni scambiato per un fiancheggiatore delle Brigate Rosse.

"Sì. Sono sempre stato di sinistra, vengo da una famiglia comunista. - fa Marescotti - Mio padre era stato un antifascista, si era fatto della galera sotto il regime e aveva fatto la resistenza. Io sono cresciuto comunista ma poi ero uscito nel 1975 dal PCI, ero un estremista di sinistra, PDUP, AO, DP. Ma la violenza e la guerra armata proprio no. Le Brigate Rosse hanno distrutto la protesta e la battaglia politica degli eredi del '68 e della sinistra radicale."

Ma come ti avevano scambiato per fiancheggiatore?

"Ero un estremista, facevo l'attore, la mia casa allora era un porto di mare. - risponde - E quando ero a Genova mi trovavo in una città che era proprio uno dei centri del brigatismo rosso. Insomma, erano tempi duri e molta gente ci andava di mezzo anche se non c'entrava nulla." 

 

Nel primo racconto, quello in cui parli delle tue radici, racconti del tuo rapporto con il dialetto: prima la tua famiglia ha lottato per liberare i propri figli dal giogo del dialetto, poi tu stesso hai cercato di liberarti come attore della tremenda pronuncia romagnola, infine sei arrivato al successo proprio come grande interprete di pièce teatrali in dialetto scritte da un grande poeta come Raffaello Baldini.

"È una bella rivincita. Una vittoria. - dice Marescotti - Ora il dialetto come forma d'arte è accettata e acclamata, ma fino a pochi anni fa non era così. Il dialetto era ai margini. Le classi inferiori e quelle medie anzi hanno cercato per decenni di liberarsi del dialetto per riscattarsi. Mentre nelle classi più elevate questo problema non esisteva, perchè non avevano bisogno di riscatto né di dimostrare nulla: accanto a Dante nelle loro librerie c'erano magari anche poeti dialettali come Tonino Guerra."

Aveva ragione Pasolini quando parlava della perdita del dialetto come di una grande perdita dell'anima popolare italiana?

"Indubbiamente. I ragazzi di oggi non parlano più il dialetto. Si sta perdendo. È un fatto inevitabile e non possiamo fare molto. - conclude Marescotti - Il dialetto rimarrà una produzione culturale colta e raffinata, una forma alta di poesia o di teatro. E proprio mentre sta morendo emerge uno dei più grandi poeti italiani del Novecento, Raffaello Baldini, ora riconosciuto da tutti. È un paradosso, ma è così."

 

Non resta che godere dello spettacolo di Ivano Marescotti domani sera a Piangipane. Al termine dello spettacolo, si potrà acquistare il libro con la dedica dell’autore. A due settimane dall’uscita, il libro è in ristampa ed è in vendita in libreria, sul sito dell’editore www.vaguedizioni.com e nei principali store on line (Amazon, Ibs, Mondadori, La Feltrinelli).


FATTI VERI

Il libro si apre con la nascita dell’autore e si chiude con la morte prematura del figlio. Passa dai banchi della scuola elementare e fa tappa sul palco del Teatro Alighieri di Ravenna dove avviene la consacrazione ad attore professionista. Nel mezzo, un susseguirsi di aneddoti esilaranti, ricordi sofferti, momenti teneri e ambientazioni surreali. Marescotti, con naturalezza, senza maschere e senza falsi pudori, orchestrando i dialoghi e le narrazioni con la maestria di chi sa muoversi sulla scena, svela la miseria familiare negli anni del dopoguerra, l’insofferenza per il lavoro impiegatizio, gli esordi teatrali dettati dal caso, le passioni politiche, i viaggi rocamboleschi, i drammi personali. Una narrazione che affonda le radici nella cultura della terra romagnola, ma che comunica nella lingua universale dell’arte e della creazione.

 

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